
domenica 21 dicembre 2008
L'elemento sogno in Alice nel Paese delle Meraviglie

lunedì 15 dicembre 2008
Cos'è il sogno attraverso la teoria di Freud

venerdì 12 dicembre 2008
6. La dimensione gruppale e l’atelier-fiaba

martedì 9 dicembre 2008
5. L'elaborazione secondaria ed il racconto popolare nella cura

lunedì 8 dicembre 2008
4. La grande figurabilità delle immagini del racconto

domenica 7 dicembre 2008
3. Il gruppo familiare nel racconto popolare

sabato 6 dicembre 2008
2. La struttura del racconto nei racconti della tradizione orale

venerdì 5 dicembre 2008
1. Gli arcaismi nei racconti orali

L’uso del racconto nella cura è anche un buon esercizio contro-depressivo per il curante, e ciò è importante in un’epoca in cui sono ridotte le attrezzature e in cui c’è un ritorno alle terapie chimiche riduttrici dell'impulso patologico. Nella nostra esperienza di sostegno dei genitori, questa indicazione terapeutica induce meno resistenza rispetto alle altre tecniche psicoterapeutiche o ri - educative proposte abitualmente. L'incontro parallelo con i genitori è un importante mezzo per lavorare sull'inter-fantasmizzazione della famiglia, rivelata attraverso queste storie che i genitori hanno più o meno “vissuto” prima, nelle loro parti infantili sane.
I racconti popolari sono racconti che sono stati trasmessi oralmente nella notte dei tempi. Servivano, come i miti e le religioni, a dare senso alle domande esistenziali che si pongono gli esseri umani. Freud ha posto l'ipotesi dell'analogia tra lo sviluppo dell'individuo e quella dell'umanità; si ritrova quest’idea in altri ricercatori come Propp, (Radici storiche del racconto di fate). Ciò permette di pensare che gli arcaismi del pensiero, divorare/essere divorato, essere abbandonato, perdersi nella foresta, essere attaccato dalle bestie malefiche, confrontarsi con le immagini materne distruttrici (streghe) o troppo materne (fate), presenti nei racconti, fanno meglio eco con le angosce più nascoste dei bambini e degli adulti che li ascoltano. Si possono dunque individuare queste angosce, anticiparle, individuarne simbolicamente gli organizzatori di senso (per esempio le opposizioni binarie fuori/dentro, aperto/chiuso, aggressore/aggredito) e sovra significarne gli effetti.
La tecnica della "marchiatura" simbolica di certe sequenze organizzatrici di rappresentazioni spaziali e del pensiero permette di creare delle situazioni – nodo, che agiscono come dei veri “ricordo-schermo positivo” (Freud, 1899, Nevrosi, Psicosi e Perversione), molto utili per le patologie caratterizzate da confusione e incapacità di elaborazioni secondarie e comprensibili dai gruppi a struttura semplicemente nevrotica. È necessario utilizzare i tre tempi classici dell' atelier-fiaba (racconto, gioco di ruolo, disegno e parola) per accogliere le proiezioni più strane e renderle pensabili in uno spazio di teatralizzazione del gruppo adulti/bambini che lavora in modo sintonico con la proposta di Bion (trasformando gli elementi bizzarri, beta, in elementi alfa pensabili ed organizzati in un racconto che è “già là” nella storia raccontata oralmente di tutte le società umane). La scelta dei racconti permette di individuare le rappresentazioni di conflitti, che si vogliono abbordare nel gruppo e che riguardano ogni esperienza di maturazione. Questo necessita di un "corpus” di base per la maturazione ed una buona conoscenza dei racconti tradizionali, per accompagnare le associazioni prodotte dai bambini a partire da questi racconti, qualunque sia la tecnica utilizzata: disegni, marionette, plastilina, gioco di ruolo, musica, fumetti e, per gli adolescenti e gli adulti, anche psicodramma (Moreniano o psicanalitico), video-dramma, laboratorio di scrittura, ecc…
giovedì 4 dicembre 2008
L’atelier-fiaba terapeutico. Un’esperienza sulla narrazione delle fiabe tradizionali
"L’apporto della teoria e della pratica psicoanalitica ha permesso una nuova comprensione dei fatti storici al di fuori del suo campo medico d’origine. Si conoscono delle interpretazioni psicoanalitiche di fatti storici, di fatti sociali, di opere d’arte, di religioni, del romanzo e della fiaba popolare.
In seguito ai lavori pionieristici di Freud (L’uomo dei lupi, L’inquietante estranietà) e del celebre studio metapsicologico di Bettelheim (Il mondo incantato, Uso, importanza e significato psicoanalitico delle fiabe), non sembra che questo mediatore sia stato utilizzato spesso nel setting terapeutico con la sua capacità, di fatto notevole, di stimolare elaborazioni secondarie prevedibili e tracciate in ciò che si potrebbe chiamare l’inconscio collettivo in senso gruppale piuttosto che Junghiano.
Vorrei parlare della mia esperienza con questo mediatore nell’ambito degli ateliers terapeutici che ho praticato per trent'anni nel day hospital, con bambini autistici e psicotici e in ambulatorio con bambini con patologie nevrotiche.
La fiaba popolare non è in sé curativa, ma il modo in cui i curanti la vivono, la lavorano e la utilizzano per accogliere e metabolizzare le angosce normali o patologiche dei bambini, ne fa uno strumento che è divenuto singolare per coloro che trattano patologie gravi.
Perché la fiaba della tradizione orale nella cura? "
venerdì 28 novembre 2008
I bambini devono addormentarsi col pensiero di un domani migliore

sabato 22 novembre 2008
Harry Potter: l'importanza della fiaba

martedì 18 novembre 2008
Un mare di libri: quali scegliere?

- libri di cartone che possano “resistere” al bambino
- libri a misura delle sue mani
- libri con colori vivaci ma con un numero non eccessivo di immagini per pagina
- libri con figure di bambini, visi, oggetti familiari, con immagini semplici
- libri con non più di una o due parole per pagina utili al genitore per imbastire una microstoria
Dai 12 mesi serie di immagini di oggetti con un nesso tra di loro in quanto favoriscono lo sviluppo di capacità di associazione logica, di connessione fra vari elementi raffigurati in base a fattori contestuali e funzionali; le caratteristiche di questi libri sono:
- libri ancora di cartone resistenti con storie brevi
- libri con poche parole per ogni pagina
- figure di bambini che fanno le cose di tutti i giorni: giocare, dormire, mangiare, andare all’asilo nido
- libri di animali conosciuti dal bambino che fanno cose semplici (mangiano, corrono, dormono)
- libri della buonanotte per andare a letto
- libri con rime semplici o testo di facile comprensione
- dai due anni molti bambini possono maneggiare le pagine di carta
- figure brillanti di bambini, animali, oggetti familiari
- storie di famiglie, di cibo, di animali, di automobili, di biciclette
- storie su fratelli e sorelle, sul farsi degli amici, sull’andare a scuola
- storie che ripetono e contengono parole intuibili, ritmi e rime, libri che possono memorizzare
- storie sciocche, scherzi, figure comiche
- libri con i numeri e libri con l’alfabeto
-libri sugli amici e sulla scuola
- libri con informazioni sul mondo
- e, ancora una volta, belle storie, belle illustrazioni
venerdì 14 novembre 2008
Bambini e libri: come scegliere?

A 9 mesi è sempre attratto dalle foto e dalle figure del libro che cerca di prendere e di “mangiare”. Passa con facilità il libro, se non è ingombrante, da una mano all’altra; indica le pagine con una o più dita. Prova a girare la pagine a mano piena se l'ha visto fare dai genitori. Gli si fanno vedere i libri tenendolo in braccio. Oppure ci si può sdraiare su un tappeto insieme al bambino, guardando il libro insieme.
A 12 mesi tiene il libro in mano, se aiutato, e gira più pagine alla volta, sempre a mano piena. Dà il libro all’adulto. I libri devono sempre essere robusti e maneggevoli. Possono essere ora anche più grandi. Le figure preferite riguardano azioni familiari (mangiare, dormire, giocare) e piccoli animali, mentre i testi preferiti sono sempre le filastrocche. Meglio cercare di evitare figure di cose che il bambino ancora non conosce. Comincia a rendersi conto di immagini di volti capovolti.
A 15 mesi gira le grosse pagine usando due dita. Nel caso in cui un libro contenga una faccia, capisce se è capovolto. Talora gira la sua faccia per adattarla a quella del libro. Gli piacciono i libri con frasi brevi e facili, che possa imparare ad anticipare.
A 18 mesi completa ed anticipa le frasi del libro. Gli piacciono libri che parlano di animali (leggendo si possono fare versi buffi come quelli degli animali), di bambini, delle cose di ogni giorno, con frasi brevi e semplici. Comincia ad orientare il libro.
A 24 mesi gira bene la pagina. Trascina i libri in giro per la casa e “legge” alle bambole o al gatto inventando lui stesso storie a suo piacimento. Gira da solo una pagina nel verso giusto se contiene una faccia capovolta. Può correggere l’errore del lettore. Gli piacciono le storie che danno l’opportunità di identificarsi con i personaggi, che raccontano prove da superare, che fanno ridere. Quando si passeggia con il bambino gli si possono leggere anche le scritte, i cartelli e i segnali.
A 30 mesi può” leggere” un libro che gli è stato letto molte volte. Gli piacciono storie di bambini della sua età che narrano momenti di vita comune (andare a scuola o dal dottore), di amicizia, di fratelli o sorelle, ma anche libri fantastici, avventurosi. I testi devono essere semplici. Le fiabe tradizionali (e in particolare quelle “del perché” con animali parlanti che spiegano le cose) aiutano anche a proiettare all’esterno le paure e le emozioni che il bambino ha dentro di sé. Al bambino piace scegliere la storia e gli piace anche farsela leggere molte volte.
un bambino pensa e percepisce il mondo;
lunedì 10 novembre 2008
L'importanza della lettura

''Ogni bambino ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo. Questo è il cuore di Nati per Leggere. Dal 1999, il progetto ha l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Recenti ricerche scientifiche dimostrano come il leggere ad alta voce, con una certa continuità, ai bambini in età prescolare abbia una positiva influenza sia dal punto di vista relazionale (è una opportunità di relazione tra bambino e genitori), che cognitivo (si sviluppa meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura); per di più si consolida nel bambino l'abitudine a leggere che si protrae, poi, nelle età successive anche grazie all'imprinting precoce legato alla relazione.
La lettura a voce alta, nella sua apparente semplicità, contiene molte valenze legate a modelli di comunicazione positivi e affettivi che influiscono in modo rilevante sullo sviluppo emotivo del bambino. Essa è considerata l’attività più importante per la acquisizione delle conoscenze necessarie per il successo nella lettura. La lettura è per il bambino uno strumento ideale per trattenere con sé l’adulto nel modo a lui più gradito, cioè con dedizione, partecipazione completa e senza distrazioni. La presenza dell’adulto è consolatoria, e fornisce protezione e sicurezza. Quando il bambino chiede la ripetizione della lettura non necessariamente è interessato alla storia ma forse vuole prolungare quella sensazione piacevole e continuare ad avere la mamma ( il papà, la zia o l’insegnante) accanto. Con la lettura il bambino si appropria lentamente della lingua materna, delle sue parole, della sua forma e struttura. Questo gli serve per costruire le proprie strutture mentali, per capire i rapporti (io e gli altri, io e le cose) e le distanze spazio-temporali.
Le competenze emergenti nell’acquisizione della capacità di leggere (emergent literacy)Le capacità e conoscenze associate alla futura capacità di decodificare le parole possono essere così schematicamente sintetizzate in:
- sviluppo del linguaggio orale (aumenta l’ampiezza del vocabolario)
- competenza fonologica (prima attraverso le sillabe, poi con le rime e la miscelazione dei fonemi che avviene solo quando si inizia a leggere). Questa competenza è strettamente legata al successo nella lettura.
- conoscenza del linguaggio scritto
- conoscenza delle convenzioni della scrittura: corrispondenza tra linguaggio orale e scritto, scrittura da sinistra a destra e dall’alto in basso, alfabeto che rappresenta i suoni del linguaggio; conoscenza delle funzioni della scrittura; testo che racconta una storia, dà informazioni, dà istruzioni; conoscenza dell’alfabeto; conoscenza delle lettere e dell’associazione tra una lettera ed il suo nome e tra una lettera e il suo suono
Lo sviluppo di competenze emergenti varia in ogni bambino ed è influenzato da diversi fattori:
- capacità innate
- qualità e quantità del linguaggio ascoltato in famiglia
- desiderio di apprendere del bambino e sua autostima
- esposizione del bambino ad attività letterarie.
Esistono marcate differenze sociali nelle capacità di acquisire la competenza fonologica, che derivano dalla quantità e qualità delle interazioni verbali a cui è esposto il bambino.
La lettura è anche un mezzo per rafforzare l’esito di un attaccamento sicuro nei primi anni di vita che è essenziale per la crescita delle competenze del bambino in tutti i campi, perché influisce sulla maturazione cerebrale, sulle connessioni neurologiche e sui processi mentali. Nelle relazioni con attaccamento sicuro il bambino si distrae raramente e apprende maggiormente.
La lettura ad alta voce è considerata un’azione di prevenzione nei confronti dell’abbandono scolastico e dei problemi di comportamento. Essa determina l’esperienza dell’apprendimento della lettura stessa che segna il destino della carriera scolastica del bambino.
Bambini che possono godere di un’esposizione alla lettura giornaliera e costante nel tempo giungono alla prima elementare con maggiori capacità e conoscenze basilari per la futura decodifica delle parole; questo permetterà loro di imparare a leggere e scrivere con maggiore facilità. Numerose ricerche hanno dimostrato come il livello di abilità di lettura riscontrato alla fine del primo anno di scuola elementare sia fortemente correlato negli anni con una maggiore abilità a leggere testi scritti.
E’ evidente quindi quanto siano legati, nell’infanzia, sviluppo delle competenze linguistiche, confidenza verso la lettura, proprietà di linguaggio del bambino, capacità di mantenere l’attenzione e la concentrazione e livello di autostima e sicurezza.''
sabato 8 novembre 2008
Cos'è la fiaba?

mercoledì 5 novembre 2008
Fiaba come metodo curativo

lunedì 3 novembre 2008

venerdì 31 ottobre 2008
Ci sono anch'io!!!
